Era iniziato come un gioco… Non si vedevano da tanto tempo ma erano rimasti comunque in contatto, non assiduo ma costante; lei presa dalla sua vita, dalle corse, dai problemi di casa, lui da altre cose delle quali non amava parlare più di tanto ma che gli riempivano le giornate e la vita.
Ed ora Tanja era lì, guardava fuori della finestra il temporale che si stava abbattendo sulla piccola cittadina di provincia in cui abitava; adorava i temporali, i tuoni, li amava così tanto che anche il suo cane in quelle occasioni le si sedeva accanto e guardava fuori, incurante del fatto che per molti altri animali rappresentasse un accadimento traumatico.
Era sola, il caminetto acceso, la legna nella cesta, un buon bicchiere di Refosco in mano ed una missione: scrivere un racconto che fosse credibile, eccitante al tempo stesso e che riflettesse le caratteristiche di entrambi. Lui le aveva già detto che il suo lo aveva cestinato perché gli era piaciuto scriverlo, la cosa le era sembrata strana, ma solo perché lei continuava imperterrita a fare ciò che le piaceva, non a distruggerlo, ma forse era anche per questo che la loro storia si era conclusa: troppo spontanea ed immediata lei, un libro aperto che a lungo andare forse non ti fa più sentire la curiosità ed il desiderio di sfogliarlo, troppo preso da sé e dall’idea di dare l’impressione giusta lui. Comunque si erano lasciati, erano sopravvissuti entrambi ed avevano provato ad andare avanti seguendo percorsi diversi, fino ad arrivare lì a quel post, a quei messaggi ed a quella ritirata che le faceva provare una soddisfazione inimmaginabile; era diventata una donna forte, determinata che sapeva apprezzare e gustare sino in fondo le piccole vittorie che la vita le presentava ad intervallare una sfilza di altrettanto piccole sconfitte…
Comunque contava sul Refosco per cercare nella sua mente ricordi di eccitazioni e passioni ormai troppo lontane nel tempo, ma lei aveva fantasia, riusciva a concatenare pensieri e parole in maniera assolutamente credibile per sé e per chi si trovava a leggere i suoi scritti.
Così accese il suo portatile ed iniziò a digitarne i tasti.
Mentre scriveva immaginava di trovarsi in un ristorante con un uomo affascinante, conoscitore ed estimatore di cibi e vini; la descrizione dell’ambiente era azzeccata e rileggendo le sembrava quasi di sentire profumi e sapori; avvicinò le labbra al bicchiere e sentì l’odore prima e poi il sapore del vino riempirle la bocca e scendere scaldandola lungo la gola fino ad arrivare allo stomaco. Era stata tentata di invitare un suo amico a cena, sapeva di piacergli ed in fondo aveva tanta voglia di coccole, di lasciarsi andare al desiderio, di risentire crescere la passione e placarla tra le braccia di un uomo, però poi non le era sembrato corretto; “che scema – continuava a ripetersi – come se gli altri fossero sempre corretti con me”. Mentre pensava a ciò che avrebbe voluto fare con il suo amico aveva infilato la mano sotto la maglia iniziando a stuzzicarsi i capezzoli; la reazione percepita dalla sua mano fu immediata; alzò la maglia per vedere ancora una volta come il suo corpo reagiva alle sue stesse stimolazioni; certo non si trattava di un uomo affascinante, ma chi meglio di sé sapeva come darsi piacere e se pure la ceretta era da rifare, nessuno l’avrebbe trovata in disordine o criticata per quello…così decise di sfilare completamente la maglia; il chiarore dei lampi rifletteva una luce azzurra sulla sua pelle, un azzurro che sfumava nell’oro in prossimità del caminetto.
La mano scendeva dalla testa, le piaceva giocare con i suoi capelli, proseguiva sul collo, il petto, si soffermava sul seno; le piaceva racchiuderlo nella mano, le piaceva abbassare lo sguardo ed immaginarvi una bocca, le sembrava quasi di percepirne l’umidità il calore. Sorseggiò ancora il vino, si accomodò sulla poltrona e reclinando la testa all’indietro chiuse gli occhi.
Non era più sola in casa, ma c’era un uomo; non riusciva a dargli un volto, non immaginava degli occhi o una bocca ma le sembrava quasi di percepirne l’odore. Mentre le sue mani continuavano a scorrere lungo il suo corpo, immaginò l’uomo avvicinarsi inginocchiarsi ai suoi piedi e chinarsi a baciarle la pancia, il collo ed infine la bocca. Non riusciva ad aprire gli occhi ma sentiva una piacevolissima sensazione di caldo che nasceva nello stomaco per raggiungere tutte le estremità del suo corpo. Le sue mani si unirono a quelle dell’uomo, scesero lentamente lungo la tuta da ginnastica, si insinuarono tra le gambe ed iniziarono a toccarla attraverso la stoffa, risalirono fino all’elastico ed iniziarono a sfilare il pantalone. Ormai lei si sentiva eccitata, attraverso il sottile strato di cotone dello slip sentiva i suoi umori scaldarle e bagnarle la mano, ma la bocca del suo compagno reclamò prontamente quella parte del suo corpo; vide il suo volto sparirle tra le gambe e subito dopo percepì le labbra e la lingua giocare con il suo clitoride. Si trovò a passare le mani sulla sua testa per sentirlo ancora più a fondo, ma ormai sapeva che la sua bocca, per quanto abile, non poteva bastare a soddisfare voglie e fantasie.
Lui la fece alzare e la condusse al piano superiore. Salendo le scale la luce del fuoco diminuiva sempre più fino a divenire poco più che un bagliore; entrarono nella sua stanza e lei si adagiò sul letto. Il gioco riprese, lei risentì la sua bocca sulla pancia, sul collo mentre con le mani cercava il corpo dell’uomo che le stava dando piacere. Voleva ricambiare, regalare eccitazione ed esaudire i desideri più intimi, ma mentre tendeva le mani non incontrava nessun corpo maschile, come se lui si fosse allontanato, eppure ne percepiva il calore e l’umidità ma iniziava ad avvertire l’assenza fisica. Mentre pensava a tutto ciò, finalmente, si sentì penetrare dal suo sesso; la stupì la facilità con cui era entrato in lei, ma ormai l’eccitazione aveva raggiunto livelli tali da non consentirle ragionamenti razionali. Tutto era normale e possibile; mentre stava facendo l’amore da sola, nulla più aveva un senso, una logica, contava solo il piacere e per quanto riguardava il racconto promesso, ci avrebbe pensato dopo; dopo perché ora aveva altro da fare.



